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N° 132

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Solidarietà Autogestita

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IL LIBRO LE FIGURE STORICHE DELL'UNIONE SINDACALE ITALIANA

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ALMANACCO DI "GUERRA DI CLASSE" 1912-2012

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Home La Storia L’ESPERIENZA DELL’ U.S.I. MILANESE NEGLI ANNI DELL’AUTUNNO CALDO

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L’ESPERIENZA DELL’ U.S.I. MILANESE NEGLI ANNI DELL’AUTUNNO CALDO
La storia
Alla fine degli anni sessanta una nuova area di adesioni e consensi si sviluppa attorno al sindacalismo rivoluzionario con la riscoperta dei metodi e della progettualità dell’anarcosindacalismo. . Quest’ area, composta specialmente da giovani lavoratori liber-tari si formata nelle tante radicali lotte di quel periodo, che culminano nel periodo (68-’69) con la stagione dell’”autunno caldo”.
L’Unione Sindacale Italiana (USI-AIT) è lo storico sindacato rivoluzionario protagonista dal 1912 delle lotte sindacali e sociali del nostro paese. Riattivato nell’ultimo dopoguerra (fine anni quaranta, inizi anni cinquanta) pur non riuscendo ad avere grandi dimensioni e un  radicamento nazionale mantiene comunque continue significative presenze (Liguria e Toscana) e temporanee stagioni di intensa conflittualità in altre regioni (ad esempio nella Puglia nella metà degli anni cinquanta).
  Già dall’inizio del 1967 l’U.S.I. sembra acquistare nuova forza nelle zone dove è già presente. Il sindacato si radica ancor più tra i lavoratori di Carrara e in altre città toscane mentre si costituisce l’USI edili nel Genovesato (formata da lavoratori usciti dalla CGIL che con l’Unione intraprendono varie vertenze)
Dal 23 al 25 Aprile 1967 ha luogo a Carrara il Congresso nazionale dell’ U.S.I.
Il dibattito si snoda su un nutrito ordine del giorno incentrato su contratti di lavoro, metodi di lotta, rivendicazioni da impostare, ecc. In questa occasione  viene riconfermata la Segreteria all’ U.S.I. di Genova Sestri mentre Alfonso Failla è nominato rappresentante dell’ USI al Congresso dell’ AIT.  La questione della segreteria nazionale ci aiuta a capire le decisioni che saranno prese nel 1971 (con la fine del primo ciclo di riattivazione dell’USI  del dopoguerra) collegate anche ai fatti di Milano e all’uccisione di Pinelli. La Segreteria nazionale è composta infatti da compagni validissimi di Genova ma che ormai sono avanti negli anni, che dagli inizi degli anni cinquanta interrottamente e senza ricambio hanno portato avanti (oltre a un gran lavoro locale) l’impegno di segretariato nazionale e di coordinamento e collegamento dell’intero Sindacato nazionale.
Il ’68 vede svilupparsi, parallelamente alla contestazione giovanile, una sempre più forte conflittualità operaia che non si vede più rappresentata dai sindacati Confederali legati alle logiche istituzionali e ai mille cedimenti interclassisti e mafiosi.
1’ U.S.I., fin dal settembre di quest’anno, partecipa (pur limitando la sua azione nelle zone in cui è presente) con suoi contenuti autogestionari e di classe, agli scioperi che attraversono il paese.
Lo sciopero nazionale per l’eliminazione delle zone salariali del 12 Febbraio 1969, è un’occasione che vede un grosso impegno dell’USI, specie a Carrara.
  In occasione del Maggio del 1969 l’USI comincia le pubblicazioni del suo periodico di “Lotta di Classe”. Purtroppo alle difficoltà finanziarie si aggiungono subito quelle legali visto che il primo numero è incriminato per un articolo di denuncia dell’eccidio compiuta dalla polizia ad Avola (con due braccianti uccisi). Nella redazione allargata si decide anche la presenza di un militante dell’area milanese dell’Unione.
 Sempre a Genova nel ‘69 1’ USI. interviene nella vertenza contrattuale all’ Ansaldo. A Maggio un gruppo di lavoratori del reparto tubisti dell’ Italcanticri costituisce una sezione aziendale aderente all’ U.S.I. di Genova Sestri.
In quegli anni Milano è l’epicentro dell’esplosione delle autonome lotte operaie fuori dal controllo confederale. E’ qui che lavoratori di varie aziende sperimentano nuove forme di autorganizzazione. In questo clima favorevole tra i lavoratori libertari prende sempre più corpo il progetto  di ridar vita all’USI nella metropoli milanese.
Se la data di costituzione “ufficiale” va posta nella primavera del 1969 è indubbio che la sua gestazione avviene già dall’autunno del 1968.
Sul primo numero di “Lotta di Classe” (maggio ’69) la segreteria nazionale annuncia che: “da Milano i compagni fanno sapere che hanno costituito la USI Milanese e ci hanno chiesto materiale. Abbiamo subito inviato e siamo a disposizione. Auguri e buon lavoro, a Milano non poteva mancare la USI”.
La Sezione USI (che si definirà di Milano Bovisa) ha come sua sede provvisoria il Circolo Ponte della Ghisolfa di Piazzale Lugano. Vi aderiscono vari lavoratori libertari (diversi i giovani). Tra i più attivi militanti vi è Giuseppe Pinelli, ferroviere, che diventa responsabile della sezione.
Alcuni importanti CUB, Comitati Unitari di Base (al tempo strutture autorganizzate orizzontali che nascevano nel corso delle lotte) sviluppano inizialmente contatti con la sezione U.S.I. Milanese riunendosi settimanalmente nella sua sede. Tra questi il CUB Dell’Azienda Tranviaria Municipale (questi contatti si interromperanno drammaticamente con i fatti di Dicembre e l’uccisione di Pinelli).
Interessante la posizione assunta dall’ U.S.I. Milanese riguardo il rapporto con le strutture di base, indicazioni che pur rifacendosi alla tradizionale linea antiburocratica dell’ Unione, la rapportano a una realtà attuale caricandola di significativi contributi:
“ L’ U.SI non è un sindacato come gli altri. L’ USI. non è nemmeno un nuovo sindacato. L’ USI. è il sindacato rivoluzionario e libertario che da oltre 50 anni ha lottato per la democrazia diretta dei lavoratori (assemblee, consigli operai, comitati di base, ecc.) per aiutarne il collegamento diretto (senza intermediari burocratici) e per impedire che esse vengano riassorbite dai vecchi sindacati o strumentalizzate dai vecchi e nuovi partiti. Non vogliamo che i Comitati di Base aderiscano all’ USI nè vogliamo sovrapporci ad essi. Non vogliamo essere i maestri e le guide di nessuno. Aderiscono liberamente alla sezione Milanese dell’ U.S.I. quei lavoratori che ritengono utile la sua funzione di appoggio e di difesa della democrazia diretta e che vogliono collaborare alla sua azione” (manifesto a firma della Sezione U.S.L. di Milano Bovisa e datato 10 Marzo 1969).
In uno dei suoi primi documenti “Sui Comitati di Base” (31 marzo ’69) l’USI Milanese precisa e delinea la sua corretta impostazione sulle tematiche di quel periodo di lotte:
“…Faremo in modo che le piccole conquiste riavvicinino le varie categorie di lavoratori anziché allontanarle (come succede ad ogni aumento salariale, con le maledette scale parametriche che danno di più a chi già guadagna di più). Faremo in modo di allargare la nostra organizzazione libertaria e la nostra solidarietà in modo libero, federativo, attraverso una rete sempre più fitta di organismi di base collegati fra loro”.
Sempre sul tema dei comitati nel secondo numero di “Lotta di Classe” (agosto ’69) compare un lungo articolo “Milano: Comitati di Base dell’A.T.M:” a firma di Paolo Sereni (della sezione USI Milano-Bovisa).
Vari manifestini vengono diffusi a Milano in occasione del primo maggio. In questo periodo l’USI Milanese interviene alla”Olmo” contro le condizioni igienico-sanitarie che mettono in grave periodo la salute degli operai. Documenti sono ciclostilati sulla “truffa delle pensioni” e sul nuovo contratto dei metalmeccanici. Un altro intervento sulla nocività  “di slicosi si muore” è fatto alla fabbrica “Smeriglio”. In un documento l’USI Milano denuncia anche la nuova truffa in arrivo: il progetto di legge in preparazione per uno statuto dei lavoratori.
Sul tema della vertenza metalmeccanici (contratto 1969) l’USI in quei mesi collega nazionalmente varie realtà che operano nel settore, tra queste oltre all’USI Milano e a quella Genovese, anche un gruppo di lavoratori della SEFAC Ferrari Maranello (Modena).
La Segreteria dell’USI invia infine all’Intersind e alla Confederazione Generale dell’Industria italiana una piattaforma di cinque proposte emerse dalle assemblee dei lavoratori militanti e simpatizzanti dell’USI..
I punti sono: parità di trattamento normativo fra operai e impiegati; riduzione dell’orario di lavoro a sei ore giornaliere (e 5 per lavori pesanti e nocivi); semplificazione della retribuzione; abolizione del lavoro straordinario; abolizione del cottimo; blocco dei licenziamenti e denuncia dell’accordo interconfederale.
L’USI di Milano diffonde massicciamente queste posizioni distribuendo diversi volantini con questi punti nelle varie fabbriche metalmeccaniche cittadine.
Negli ultimi mesi del 1969 a Milano il clima sociale subisce un forte imbarbarimento a causa di una continua escalation repressiva contro le lotte dei lavoratori.
L’USI Milanese denuncia la situazione che si viene a creare la mattina del 6 novembre quando un gruppo di lavoratori metalmeccanici viene violentemente attaccato ed aggredito dalla polizia. Viene diffuso un significativo volantino dal titolo: “rispondere colpo su colpo alla repressione, estendere gli obiettivi delle lotte in corso”. Il volantino dell’USI ha una precisa ottica di classe riuscendo a coniugare perfettamente l’esigenza di aumentare la resistenza dei lavoratori (adeguando, dopo Avola, le risposte d’azione diretta all’aumento della violenza padronale)con l’estensione delle rivendicazioni contro il carovita e per le richieste salariali e normative. Tra l’altro si lanciano le parole d’ordine di sospendere il pagamento dell’affitto di casa (vero furto dei salari dei lavoratori in lotta) e di introdurre nelle trattative la richiesta del risarcimento di tutte le ore perse durante gli scioperi in corso.
  Il 12 Dicembre ‘69 con le bombe di Piazza Fontana a Milano (la “strage di stato”) ha inizio la lunga notte nera della storia italiana. Una notte, voluta dalle classi dominanti e dai loro apparati, che condizionerà e condiziona ancora oggi la vita politica, sociale ed economica dell’Italia.
   Si concentra attorno a questa, come ad altre stragi che seguiranno, un intreccio di responsabilità tra manovalanza fascista, servizi segreti, logge massoniche e  potere politico ed economico.
Si scatena contemporaneamente una preordinata “caccia alle streghe” che colpisce con la repressione le punte avanzate del movimento di classe esploso nell’autunno con l’obiettivo di bloccare le lotte autonome e di base espresse dai lavoratori. Con un’orchestrata manovra si arrestano alcuni anarchici cercando di farli apparire come gli autori degli attentati. Tra gli altri è portato in questura e trattenuto illegalmente il ferroviere Giuseppe Pinelli, responsabile dell’USI Milanese.
Il 15 Dicembre Pinelli “vola” dalla finestra della questura di Milano. La controinformazione e la denuncia popolare sull’assassinio di Pinelli e la campagna per la liberazione di Valpreda sarà il tema di vaste mobilitazioni che caratterizzano il 1970 e gli anni successivi.
Questi fatti repressivi si ripercuotono negativamente su un’ U.S.I.. ancora troppo piccola e fragile organizzativamente per riuscire a superare una fase così difficile. Va anche considerata l’iniziale scelta prioritaria di tutto il movimento libertario di incentrare principalmente gli sforzi sulla controinformazione e la difesa dei compagni arrestati, tralasciando così temporaneamente altri temi d’intervento, compreso quello anarcosindacalista.
L’USI Milanese risente pesantemente della situazione in cui si trova ad operare dopo i terribili avvenimenti di dicembre. Alcuni compagni cercano di andare avanti per tutto il 1970 ma le difficoltà sono notevoli.
Un buon gruppo di giovani partecipa come delegazione dell’USI Milano al Convegno nazionale dell’USI svoltosi il 28 e 29 luglio 1970 a Carrara e che rappresenta l’ultima importante iniziativa di riorganizzazione tentata dall’Unione prima del suo scioglimento nel 1971. I delegati milanesi illustrano la loro azione nei quartieri per la questione degli affitti e degli sfratti (questione che richiede un’azione continua dell’USI nei quartieri popolari).
Si aggrava nei mesi successivi la crisi dell’Unione nonostante continuino interessamenti da parte di alcune nuove realtà e locali iniziative valide da parte di alcune realtà rimaste (è del 1970 l’importante “documento” dell’USI di Carrara sui punti contrattuali del settore marmo).
Non avere più un respiro nazionale e l’impossibilità dei pochi anziani compagni rimasti della segreteria  fanno si che il 28 maggio del 1971 con le dimissioni dei rappresentanti la segreteria nazionale cessa di fatto quell’ esperienza nata alla fine degli anni quaranta attorno alla riattivata USI del dopoguerra.
Sarà solo una parentesi temporanea di vuoto organizzativo dato che, partendo da un nuovo ciclo di lotte che caratterizzano la fine degli anni settanta, una seconda (e definitiva) riattivazione si concretizza a partire dal 1977 (con una alta fase di collegamento organizzativo nel 1978 e finalmente un nuovo congresso nazionale ufficiale ad Ancona nel 1983). Anche in questa fase una ricostruita USI Milanese sarà presente fin dall’inizio nel progetto di riattivazione diventando (dagli anni novanta in poi) la sezione più numerosa ed attiva dell’USI-AIT.
Un’ultima considerazione va fatta sul progetto (rimasto poi sulla carta visto il precipitare degli avvenimenti) ipotizzato nel 1969 di poter trasferire la Segreteria nazionale da Genova a Milano, in quel momento cuore della conflittualità di classe e in cui operava l’attiva sezione di Pinelli e degli altri compagni.
Ma le cose andarono in modo diverso e non possiamo che citare solo di sfuggita questa eventualità che non riuscì a concretizzarsi favorendo così la fine dell’esperienza genovese della segreteria nazionale dell’Unione.

Gianfranco Careri
(Archivio Nazionale USI)
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