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Antifascismo, volontariato e guerra civile in Spagna.
La storia

La Sezione Italiana della Colonna Ascaso

 

La Sezione Italiana della Colonna Ascaso fa parte di una formazione della CNT-FAI che prende il nome da un militante ucciso il 19 luglio 1936 a Barcellona, nello scontro armato sulle Ramblas contro i locali militari golpisti. La Sezione è uno dei primi gruppi composti esclusivamente da stranieri a entrare in combattimento, appena un mese dopo il golpe dei generali, tra i quali emergerà poi Francisco Franco. I primi centotrenta uomini partono dalla “Mecca dell’anarchismo” verso il fronte d’Aragona il 19 agosto 1936, circa due mesi prima dell’intervento delle Brigate Internazionali. In quelle settimane si gioca la vittoria o la sconfitta degli antigolpisti in quanto i militari sono sorpresi dalla forte risposta popolare che, insieme alle poche truppe rimaste fedeli alla Repubblica, bloccano il golpe che controlla, a fine luglio 1936, solo un quarto della popolazione.

Le prime Brigate Internazionali si costituiranno nell’ottobre ed entreranno in combattimento ai primi di novembre, nella famosa difesa di Madrid. L’Unione Sovietica stette alla finestra per alcuni mesi, quelli cruciali, per valutare la convenienza o meno di un intervento in base all’atteggiamento degli altri governi europei e delle opportunità di condizionamento del governo repubblicano. E giocò, immediatamente dopo l’ottobre 1936, la carta della propaganda quale unica potenza antifascista (a parte il lontano Messico). Infatti le potenze cosiddette democratiche non si impegnano in aiuti alla Repubblica, per quanto legittimamente ci sia il Fronte Popolare, vittorioso nelle elezioni del febbraio 1936. Il diritto internazionale ignora, una volta di più, le sue stesse regole formali. La crescita rapida dei comunisti, prima del tutto minoritari, si fonda sull’invio di armi e munizioni provenienti da Mosca, dove domina Stalin.

La Sezione Italiana vive un’avventura breve, che dura non più di sette mesi, ma è un’esperienza significativa per l’intera storia del Novecento europeo. Questa è la vicenda che analizza il ricercatore Acciai, con un duplice sguardo: generale, ovvero sul contesto della guerra civile spagnola all’interno del più vasto conflitto tra potenze, e particolare, sui singoli vissuti biografici dei partecipanti alla Sezione.

Tra questi troviamo il militante e intellettuale anarchico Camillo Berneri e l’animatore (e finanziatore) di Giustizia e Libertà, Carlo Rosselli, nonché il repubblicano Mario Angeloni anche lui esule in Francia. Con loro si trovano, alla fine della Sezione nella primavera del 1937, altri seicentocinquanta uomini dei quali più del 60% per cento riconducibili all’anarchismo.

Li muove all’azione una duplice motivazione: contribuire alle dinamiche di espropriazione e collettivizzazione delle fabbriche e dei servizi in particolare in Catalogna e Aragona e, soprattutto, prendere parte in prima persona ad una “rivincita collettiva” contro il fascismo che li aveva battuti, armi alla mano, nel biennio rosso e che li spiava e perseguitava anche nel precario esilio. Sono in gran parte lavoratori manuali tra i trenta e quaranta anni, che conducono esistenze dure, per lo più in Francia, dove risiedono spesso con la famiglia, quasi sempre in condizioni di sopravvivenza molto difficili.

L’esordio militare, il 28 agosto 1936 nella zona di Huesca (al fronte aragonese), è un successo: nonostante le forze impari (centotrenta con fucili e un paio di mitragliatrici contro settecento assalitori dotati di armamento più potente) la Sezione respinge l’attacco dell’esercito nazionalista in quella che sarà ricordata come la “battaglia di Monte Pelato”. Il costo di questa resistenza vittoriosa è elevato: diversi morti e parecchi feriti. Assai meno positivi risultano i successivi scontri militari vicino al piccolo centro rurale di Almudevar in novembre e nella pianura stepposa di El Carrascal in aprile: più di dieci caduti e di cinquanta feriti segnano l’esistenza stessa della Sezione. Dapprima si registra l’abbandono della componente giellista per il noto dissidio sulla militarizzazione delle milizie e poi si constata l’esaurimento dell’esperienza quale formazione volontaria. A decretare lo scioglimento della Sezione tuttavia è, il 14 aprile 1937, un altro fattore: il rifiuto della trasformazione in reparto dell’Esercito Popolare, gerarchico e burocratizzato, imposta dal governo repubblicano.

Tra i militanti c’è quindi chi non vede altra soluzione che ritornare in Francia, dove lo attende la clandestinità o la repressione del governo transalpino (non esclusi i campi di concentramento come quello di Vernet d’Ariège), e chi invece rimane in Spagna a combattere una battaglia, non più entusiasmante come nell’estate del 1936, nelle fila delle formazioni libertarie. Ora ci sono due nemici, oltre a quello franchista: la reazione internazionale del fascismo e del nazismo sempre più pesante e il ruolo nefasto giocato dal Comintern, legato a doppio filo all’Unione Sovietica, e dal PSUC (Partito Socialista Unificato di Catalogna) a dirigenza comunista. Sono queste due organizzazioni a essere responsabili degli scontri fratricidi sanguinosi, degli imprigionamenti di massa e degli assassinii mirati, come quello di Camillo Berneri, che caratterizzano il maggio 1937 in Catalogna.

Il libro è frutto di un intenso lavoro di scavo negli archivi e di rielaborazione dei dati forniti dalla ridotta bibliografia esistente e si impegna a tracciare un quadro complessivo di una vicenda finora narrata per lo più attraverso singole ricostruzioni biografie di militanti della Sezione. Purtroppo non vengono utilizzate in profondità, in queste pagine peraltro utili alla ricostruzione storica, diverse memorie di anarchici protagonisti della Sezione, tra cui quelle di Umberto Tommasini e di Umberto Marzocchi, che hanno fornito informazioni preziose sia per gli storici che per i militanti.

A. Soto

Da Umanità Nova del 9 dicembre 2016

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