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N° 132

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USI antimilitarista

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IL LIBRO LE FIGURE STORICHE DELL'UNIONE SINDACALE ITALIANA

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ALMANACCO DI "GUERRA DI CLASSE" 1912-2012

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Lavoratori del mare e del ferro: l'Unione Sindacale Italiana a Trieste, Monfalcone e Muggia prima del fascismo
La storia

Sulla prima pagina del primo numero di “Germinal” nell’edizione del 1921 (uscito l’8 settembre) compare un appello: “L’Unione Sindacale Italiana ai lavoratori”. Ricordando la sollevazione dell’anno precedente da parte degli operai metallurgici partita dalla Liguria che infiammò anche Monfalcone, Muggia e Trieste, l’articolo mette in guardia dal “principio proprio di tutte le scuole d i partiti statali per i quali la rivoluzione consiste nella presa del possesso del potere esecutivo incaricato di ottenere per via di decreti la restituzione ai produttori della ricchezza sociale”. Esorta quindi a ricompattare le file e a proseguire nell’azione secondo il metodo della espropriazione diretta. L’articolo su “Germinal” si conclude con gli slogan: «Viva l’azione diretta del proletariato! Viva l’Unione Sindacale Italiana! Abbasso i traditori del proletariato!»

corteo del I° maggio 1902 a Trieste

Questo articolo è il primo segno di un’attenzione del movimento libertario ed operaio nelle “Terre redente” verso l’Unione Sindacale Italiana: «una organizzazione classica costituita anni or sono dagli operai che si staccarono dalla Confederazione generale del lavoro, tentando con il loro atto di spingere la massa lavoratrice italiana per vie più nettamente in contrasto con la classe capitalistica».

Fondata a Modena nel 1912, l’Unione Sindacale Italiana (USI) non avrebbe potuto fare la propria comparsa nel movimento operaio giuliano in precedenza dal momento che fino al termine della guerra il territorio posto ad est del fiume Judrio era parte integrante del dominio austroungarico.

Il movimento anarchico locale, pur senza aver mai dato vita a una specifica organizzazione anarcosindacalista, è stato fin dalle sue origini estremamente combattivo nelle lotte sindacali operaie. A Muggia il ruolo degli anarchici è evidente fin dalla fine dell’Ottocento in particolare al Cantiere navale San Rocco. Nel 1888 a Trieste presiede la sezione slovena della “Confederazione operaia” il socialdemocratico Andrej Klemenčič che in seguito emigra negli Stati Uniti, visitando anche l’Australia e Honolulu e che si attesta su posizioni anarcosindacaliste. In qualità di delegato del sindacato dei minatori partecipa al congresso di fondazione dell’IWW (Industrial Workers of the World) a Chicago nel 1905.

Nel 1902 lo sciopero generale scaturito dalla lotta dei fuochisti del Lloyd di Trieste viene represso nel sangue dal potere asburgico. A questa mobilitazione, di importanza fondamentale per l’intera storia del movimento operaio giuliano, prendono parte anche gli anarchici «attivi nella fase iniziale della vertenza con anzi una funzione di stimolo non trascurabile» come ricorda Ennio Maserati.

A Monfalcone, fin dalla fondazione del Cantiere Navale Triestino nel 1908, gli anarchici valorizzano l’antagonismo spontaneo della classe operaia e si mettono in sintonia con il ribellismo dei giovani operai comuni. L’antagonismo espresso dalle lotte dei lavoratori non specializzati non sarebbe mai riuscito a tradursi in un comportamento politico collettivo senza l’iniziativa di operai anarchici che danno voce ai non organizzati ricomponendo il loro spontaneismo.

Nonostante tutto nei primi anni ‘20 i tentativi per un’attivazione dell’USI nella “Venezia Giulia” sfumano visto che i libertari sono già tutti impegnati nelle organizzazioni sindacali locali.

A Trieste nel marzo del 1922 in occasione di un comizio proclamato dall’Alleanza del Lavoro (coalizione di forze proletarie nata con l’intento di opporsi a quelle reazionarie e in particolare al fascismo) vengono lette le adesioni dell’Unione Sindacale Italiana e del Gruppo Corridoni.

Le informazioni sono frammentarie. Il 14 settembre 1925 Vittorio Puffich – noto oratore ed organizzatore sindacale anarchico a Trieste, Monfalcone e nel Litorale – viene fermato durante un controllo del Caffè Union ed indiziato di essere propagandista dell’Unione Sindacale.

La conferma dell’attivazione dell’USI nella “Venezia Giulia” si ha nel 1925 quando a Trieste a Rodolfo Gunscher viene sequestrato materiale cartaceo ritenuto compromettente: opuscoli, appunti manoscritti sulla composizione degli esplosivi, cinquanta tessere dell’Unione Sindacale Italiana da distribuire a marittimi anarchici, documenti inerenti un costituendo “Comitato nazionale sindacalista fra i lavoratori del mare” ed i contatti con gli esponenti dell’USI Nicola Modugno e Aliprando Giovannetti.

Nel dicembre 1924, infatti, il pugliese Nicola Modugno si era recato nella città giuliana con lo scopo di dar vita a sezioni locali dell’Unione Sindacale Italiana e a tessere collegamenti con il movimento nazionale clandestino. I contatti passano attraverso Gunscher (che morirà nella guerra civile spagnola). Nel 1925, nonostante l’USI sia stata dichiarata sciolta già dai primi di gennaio e il suo settimanale “Guerra di Classe” soppresso, alcuni nuclei resistono tra cui quello triestino. Nella fattispecie a Gunscher risulta affidato il Sindacato Lavoratori del Mare.

foto segnaletica di Rodolfo Gunscher

Su un resoconto dell’attività ancora in piedi nelle varie parti d’Italia “Rassegna Sindacale” (ultima rivista dell’USI ad uscire) n.3, del marzo 1925 scrive: «e col Veneto, la Venezia Giulia e Tridentina, le terre redente dalle masse proletarie che attendono sempre la loro redenzione come tutto il proletariato di ogni paese. Un fugace sopralluogo recente di un nostro compagno conferma quanto affermiamo. Lavoratori metallurgici, portuali, marittimi, ecc. guardano con rinnovata fiducia il domani attraverso la ricostruzione proletaria su basi schiettamente sindacaliste, lungi dal ruinoso politicantismo di ogni partito, di tutti i partiti».

Da queste note, e da quelle successive (pur scarne) si deduce che, nonostante lo scioglimento ad opera del governo, in zona rimangono operanti alcuni nuclei dell’Unione (appunto metallurgici, portuali, marittimi), e sicuramente una certa attività resiste a Trieste ma non solo.

La situazione di Trieste viene meglio evidenziata su “Rassegna Sindacale” n.4 (aprile 1925): «A Trieste pure furono pervenuti i nostri compagni metallurgici per lo sciopero che si riteneva imminente e che difatti seguì gli scioperi di Lombardia e di Torino. In quella città [Trieste] venne arrestato nei giorni scorsi il compagno Gunscher del Comitato di difesa sindacalista lavoratori del mare. Egli venne rilasciato dopo due giorni i fermo e la sua abitazione perquisita; gli furono sequestrate le tessere dell’USI e qualche carta di nessuna importanza. Sono inutili i commenti».

Il 28 e 29 giugno 1925 si tiene a Genova un’importante Convegno nazionale dell’U.S.I. (clandestino), l’ultimo durante il fascismo. Apprendiamo dagli Atti che tra le delegazioni presenti c’è la “Venezia Giulia” con 2 rappresentanti per Trieste e paesi limitrofi. Successivamente i documenti parlano di adesioni pervenute da realtà che non possono essere presenti tra cui altri compagni di Trieste che augurano un proficuo lavoro. Sempre nei verbali del Convegno apprendiamo che Nicola Modugno, reduce dalle carceri, ha compiuto dei sopralluoghi nella Venezia Giulia e in altre località del nord Italia.

L’ultima notizia sull’USI in regione prima del forzoso silenzio causato dalla repressione della dittatura fascista appare su “Rassegna Sindacale” n. 6 (giugno 1925), l’ultimo numero pubblicato: «A Trieste l’affermazione del Comitato di difesa sindacalista ha voluto le sue vittime con frequenti arresti e col licenziamento del marittimo Gunscher».

 

Luca Meneghesso

 

Articolo comparso su Germinal n. 119

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