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8 Marzo: sciopero globale
Scritto da Administrator   
Sabato 24 Febbraio 2018 18:32

Come USI-AIT riteniamo importante rilanciare anche quest'anno la mobilitazione dell'8 Marzo sui luoghi di lavoro, produttivo e riproduttivo.


L’oppressione di genere è da sempre parte del processo di accumulazione capitalista; le donne hanno subito l’estrazione di valore dal lavoro non pagato o scarsamente retribuito.


A compiti definiti come specificamente femminili come il lavoro riproduttivo e la cura della prole e dell’ambiente familiare si sommarono anche parti fondamentali del lavoro salariato. Infatti attraverso un lungo processo, partendo dalla dal XIX secolo, con il cottimo domestico e, poi, le prime integrazioni del lavoro femminile nelle fabbriche, per arrivare sino ad oggi, il lavoro femminile ha assunto una grande importanza anche nell’ambito produttivo.

Nell'ambito produttivo emerse sin da subito il gap salariale tra lavoratori e lavoratrici, mentre nell'ambito riproduttivo, che comprende sia la riproduzione propriamente intesa che tutti i lavori di cura che permettono il mantenimento, la riproduzione e la sopravvivenza della manodopera, come il lavoro domestico, i governi crearono un pacchetto di misure volte a controllare le scelte delle donne sul proprio corpo: le norme che hanno prima vietato e poi limitato l'accesso all'aborto, alla contraccezione e nei fatti vietato libera sessualità.

Allo stesso modo dalla fine del XIX secolo ad oggi in molti paesi occidentali i movimenti femministi sono riusciti in conquiste oggettive: accesso alla contraccezione, riforme del diritto di famiglia, aborto, divorzio e possibilità di partecipare al sistema liberal-democratiche mediante il voto.

Nonostante le conquiste ottenute nel secolo scorso il corpo delle donne è ancora regolamentato, sottoposto all'aggressione e al controllo di governi e patriarcato, visto come da normare secondo le regole della morale vigente, che riflette i bisogni della classe dominante. Basti pensare alla difficoltà che permane ad accedere all'aborto o alla contraccezione anche in molti paesi occidentali. Esempio massimo di questa concezione della donna come soggetto inferiore da tutelare o da predare è la legittimazione dello stupro ancora oggi giustificato dalla rappresentazione della donna come provocatrice di presunti “istinti maschili”, schiacciata sullo stereotipo di o santa o puttana. Un’altra questione cardinale è la violenza domestica all'interno della famiglia, dall'obbligo del lavoro riproduttivo sino alla violenza sessuata vera e propria, violenza che ancora oggi per la maggior parte dei casi si consuma all'interno dei nuclei familiari e che è l’esplicazione della necessità patriarcale di riaffermare continuamente il dominio maschile.

In ambito lavorativo ancora oggi possiamo assistere a forti discriminazioni come il mai superato gap salariale, la maternità non garantita, le violenze sessuate taciute per paura di perdere il posto di lavoro; la violenza di genere così si interseca naturalmente con l’oppressione di classe, così come si interseca con la razzializzazione. Lo vediamo oggi con le pesanti discriminazioni che subiscono le donne migranti, maggiormente ricattabili, discriminate in quanto donne, proletarie e straniere. Lo vediamo con l’accesso non garantito alla sanità, la difficoltà maggiore nel trovare strutture di supporto in caso di relazioni violente con propri familiari, la minaccia continua dell’espulsione verso paesi dove la condizione femminile è ancora peggiore.

Ma oggi il corpo delle donne è anche oggetto di propaganda elettorale in tema sicurezza, la difesa delle donne è la motivazione per sorvegliare e militarizzare sempre più le nostre strade, oltre che a legittimare violenze e restrizioni di movimento. Il corpo femminile viene visto come “bene nazionale” da porre sotto tutela, la soggettività individuale viene negata.

La discriminazione di genere è ancora oggi una delle tante contraddizioni della società che categorizza le donne come vittime da aiutare, come oggetto di proprietà esclusivamente maschile, come persone incapaci di scegliere e di difendersi da sole. Ancora con difficoltà oggi si considerano la donne come soggetti pensanti, in grado di scegliere, di autodeterminarsi e sopratutto di difendersi.

La lotta femminista cammina di pari passo con la lotta di classe e con la lotta antirazzista, combatte per scardinare gli attuali rapporti di forza perché soltanto con l'intersezionalismo, con la capacità di tessere relazioni tra lotte solo apparentemente separate, si potrà abbattere la cultura patriarcale di cui sono imbevuti il capitalismo e lo statalismo.

L' USI-AIT invita tutti i lavoratori e tutte le lavoratrici, tutti gli studenti e tutte le studentesse a scendere nelle piazze di tutto il mondo, a scioperare sia dal lavoro produttivo che dal lavoro riproduttivo per scardinare l'attuale sistema di dominio, per costruire una società di individui liberi, solidali, eguali.

 

SE TOCCANO UNA TOCCANO TUTT*!


¡8 DE MARZO HUELGA GLOBAL!

Como USI-AIT consideramos importante relanzar este año también la movilización del 8 de Marzo en los lugares de trabajo, productivo y reproductivo.

La opresión de género desde siempre es parte del proceso de acumulación capitalista; las mujeres han sufrido la extracción de valor del trabajo no pagado o escasamente retribuido.

A tareas definidas como específicamente femeninas, como el trabajo reproductivo y el cuidado de la prole y del ambiente familiar, se han sumado partes fundamentales del trabajo asalariado también. De hecho, a través de un largo proceso, desde el siglo XIX, con el trabajo doméstico a destajo y, luego, las primeras integraciones del trabajo femenino en las fábricas, hasta hoy en día, el trabajo femenino ha adquirido una gran importancia en el ámbito productivo también.

En la producción surgió desde el principio la disparidad salarial entre trabajadores y trabajadoras, mientras que en la reproducción, que comprende no solo la reproducción propiamente dicha, sino también todos los trabajos de cuidado que permiten la manutención, la reproducción y la supervivencia de la mano de obra, como el trabajo doméstico, los gobiernos crearon una serie de medidas que tenían como objetivo controlar las elecciones de las mujeres sobre sus cuerpos: las normas que antes negaron y luego limitaron el acceso al aborto, a la contracepción y de hecho la libre sexualidad.

De la misma manera desde el final del siglo XIX hasta hoy en muchos países occidentales los movimientos feministas han logrado conquistas objetivas: acceso a la contracepción, reformas del derecho de familia, aborto, divorcio y posibilidad de participar en el sistema liberal-democrático a través del voto.

No obstante las conquistas logradas en el siglo pasado, el cuerpo de las mujeres sigue siendo reglamentado, sometido a la agresión y al control de gobiernos y patriarcado, considerado algo para gobernar según las normas de la moral vigente, que refleja las necesidades de la clase dominante. Es suficiente pensar en las dificultades que existe aún hoy para obtener aborto o contracepción, incluso en muchos países occidentales. El mayor ejemplo de esta idea de la mujer como sujeto inferior para tutelar o como presa es la legitimación de la violación justificada aún hoy en día por la representación de la mujer como provocadora de supuestos “instintos masculinos”, oprimida bajo el estereotipo de santa o de puta. Otra cuestión fundamental es la violencia doméstica en el interior de la familia, desde la obligación al trabajo reproductivo hasta la misma violencia sexual, que todavía en la mayoría de los casos se desarrolla dentro de los núcleos familiares y que es la explicación de la necesidad patriarcal de reafirmar continuamente el dominio masculino.

En el ámbito laboral aún hoy podemos ver fuertes discriminaciones, como la disparidad salarial nunca superado, la maternidad no garantizada, las violencias de tipo sexual calladas por el miedo a perder el trabajo; de esta manera, la violencia de género se cruza naturalmente con la opresión de clase, así como se cruza con la cuestión racial. Lo vemos hoy con la graves discriminaciones que sufren las mujeres emigrantes, que se pueden mayormente chantajear, discriminadas porque mujeres, proletarias y extranjeras. Lo vemos en el acceso no garantizado a los servicios de salud, la mayor dificultad para encontrar estructurasde apoyo en los casos de relaciones violentas en sus familias, la amenaza continua de la expulsión hacia países donde la condición femenina es aún peor.

Hoy, sin embargo, el cuerpo de las mujeres también es objeto de propaganda electoral en cuestión de seguridad, la defensa de las mujeres es la motivación para controlar y militarizar cada vez más nuestras ciudades, además de legitimar violencias y restricciones de movimiento. El cuerpo femenino es visto como “bien nacional” para poner bajo protección, la subjetividad individual es negada.

La discriminación de género sigue siendo una de las muchas contradicciones de la sociedad que categoriza a las mujeres como víctimas para ayudar, como objetos de la propiedad exclusivamente masculina, como personas incapaces de elegir y defenderse ella mismas. Con dificultad las mujeres se consideran sujetos pensantes, en condiciones de elegir, autodeterminarse y, sobre todo, de defenderse.

La lucha feminista procede al mismo paso con la lucha de clase y con la lucha antirracista , combate para quebrar las actuales relaciones de poder, porque solo con la interseccionalidad, con la capacidad de construir relaciones entre luchas solo aparentemente separadas, se podrá derribar la cultura patriarcal de que están imbuidos el capitalismo y el estatalismo.

La USI-AIT invita a todxs lxs trabajadorxs, a todxs lxs estudiantes a echarse a las calles de todo el mundo, a hacer huelga en el trabajo productivo y reproductivo también, para quebrantar el actual sistema de dominio, para construir una sociedad de individuos libres, solidarios, iguales.

¡SI TOCAN A UNA NOS TOCAN A TODXS!

USI-AIT


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Ultimo aggiornamento Martedì 27 Febbraio 2018 17:36
 

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