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N° 132

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USI antimilitarista

Lavoratori "appaltati"

 

 

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Volumi Centenario USI

IL LIBRO LE FIGURE STORICHE DELL'UNIONE SINDACALE ITALIANA

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ALMANACCO DI "GUERRA DI CLASSE" 1912-2012

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Al San Raffaele si lotta!

Da Umanità Nova – 20 dicembre 2016

Qual è la situazione attuale dei lavoratori del San Raffaele dopo la bufera che li aveva colpiti pesantemente?

Sono passati circa 3 anni da quando la struttura ospedaliera del San Raffaele, dopo la morte di Don Verzè, a causa della sua gestione a dir poco dissennata (molti i responsabili messi sotto inchiesta) la Procura di Milano aveva chiesto il fallimento della Fondazione.
Dope varie vicissitudini fu acquistata, a presso di favore, dal gruppo Rotelli, presentatosi come il salvatore della situazione, il quale possedeva già circa 18 cliniche ospedaliere sparse in Lombardia.

Il nuovo “padrone” si è presentato subito con il pugno di ferro cancellando in un sol colpo tutti gli accordi migliorativi frutto delle conquiste negli anni precedenti, attaccando duramente le rappre¬sentanze sindacali di USI e dell’allora USB (oggi SGB) che avevano la maggioranza delle RSU nell’azienda.

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No base Hems all’ospedale San Carlo Borromeo di Milano

L’USI Sanità dei 2 Presidi Ospedalieri San Paolo e San Carlo di Milano porta a conoscenza i Lavoratori tutti e la cittadinanza della “RACCOLTA FIRME” per contrastare il trasferimento della base H.E.M.S. (helicopter emergency medical service) dalla sede attuale nell’aereoporto civile di Bresso, all’interno del giardino dell’ospedale San Carlo di Milano.

 

Questa scelta, voluta dal Direttore Generale dell’ASST Santi Paolo e Carlo Dott. M.Salmoiraghi e dal Direttore Generale dell’AREU (azienda regionale emergenza urgenza) Dott. A. Zoli, motivata unicamente dal contenimento della spesa pubblica metterà a serio rischio la salute e la sicurezza dei pazienti ricoverati, degli operatori sanitari e dei cittadini residenti nei paraggi dell’ospedale.

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Rassegnati? Mai!

Unione Sindacale Italiana (USI-AIT)

USI – SANITA’ “Istituto Sacra Famiglia”


                                                      RASSEGNATI MAI!

 

Il risultato del Referendum è stato a favore dell’accordo di chi ha rotto il fronte della lotta.

Ha prevalso la macchina da guerra messa in moto dalla Direzione Aziendale attraverso la partecipazione attiva di capi, capetti e tutta la gerarchia del comando asservito con la complicità dei sindacati sottoscrittori di un accordo indecente.

Ha prevalso la paura sulla quale è stata fatta leva per continuare, ancora una volta, a peggiorare le condizioni dei lavoratori e delle lavoratrici della “Sacra Famiglia”.

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Sciopero riuscito alla "Sacra Famiglia"

Ma i "pompieri sociali" sono già in azione



La Direzione Aziendale della struttura ospedaliera “Sacra Famiglia”, sotto la gestione della curia milanese, con sede centrale a Cesano Boscone, è da tanto tempo che tiene sotto pressione i propri dipendenti, imponendo loro l’aumento delle mansioni nei reparti, dove agli ausiliari oltre alla cura dei malati sono state aggiunte mansioni come il lavaggio dei piatti (tra un cambio di pannolone ed altro), compiti sottratti al personale degli appalti drasticamente ridotto, e trasferendo il personale dei reparti all’assistenza domiciliare. Tutto senza alcuna contrattazione sindacale, con lo scopo di aumentare i carichi di lavoro per ridurre i costi aziendali.

Adesso l’Azienda è tornata pesantemente alla carica, lamentando perdite amministrative da recuperare imponendo il passaggio di tutti i lavoratori dipendenti al contratto Uneba. L’azienda furbescamente aveva assunto i propri dipendenti nel tempo con tre tipologie contrattuali ognuna peggiorativa rispetta alle altre. La quota maggiore era stata assunta con il contratto Aris, successivamente con il contratto Uneba 1 e Uneba 2, peggiorativi. Tutto con l’evidente scopo di dividere ed indebolire i lavoratori. Adesso presentano il conto imponendo una unificazione al ribasso applicando a tutti il contratto Uneba per trovare giovamento dalle norme peggiorative, come ad esempio l’aumento dell’orario settimanale di lavoro portate da 36 a 38 ore.

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L'informazione "taroccata"

LE LEGGI CHE PASSANO SOTTO BANCO

Ci sono leggi e riforme che vengono  pubblicizzate in ogni modo con gli strumenti di informazione di massa: televisione, social network, giornali, giornali online, cartellonistica. Ed altre di cui non sentiamo mai parlare, di fatto, l’Italia è considerato un paese “parzialmente libero” e nell’ultima pubblicazione de “La Stampa” online, l’Italia è crollata (per quanto riguarda la libertà di stampa, appunto) a 77° posto sulla classifica mondiale.

Volete sapere l’ultima novità della Regione Toscana? I SOLDI  PUBBLICI VERRANNO USATI PER FINANZIARE ENTI PRIVATI. Esatto. E’ vile, è scorretto, è illegittimo, ma è così con la legge “Legge della libera Scelta”.

 

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