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N° 132

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USI antimilitarista

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IL LIBRO LE FIGURE STORICHE DELL'UNIONE SINDACALE ITALIANA

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ALMANACCO DI "GUERRA DI CLASSE" 1912-2012

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Sanità
Una proposta indecente: lavorare 13 ore al giorno?

Con la fine di novembre 2015, per evitare altre multe, l’Italia dovrebbe attuare la direttiva UE n. 66 che impone che l’orario massimo giornaliero del personale sanitario non può superare le 13 ore (7.40 di contratto+straordinari in caso di urgenti necessità), obbligatoriamente seguite da un riposo non inferiore alle 11 ore tra un turno e l’altro. Invece, in alcuni ospedali vengono presentati nuovi modelli organizzativi che prevedono turni di 12 ore per tre giorni alla settimana. La proposta viene presentata come “sperimentale” ma va rifiutata anche perché il rischio che tali “esperimenti” diventino pratica permanente sono troppo facili da immaginare.

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Francesca e Francesco sono tornati a casa

Dopo 13 (tredici) giorni di sciopero della fame nella quale hanno continuato a prestare servizio rispettivamente al pronto soccorso dell’ospedale “Perinei” di Altamura (Francesca Mangiatordi) e al 118 Alta Murgia barese (Francesco Papappicco) e dopo la riuscitissima manifestazione popolare a loro sostegno dell’8 novembre scorso i due medici sospendono lo sciopero della fame e tornano a casa.

Tutte le info le trovate nel sito dell’Unione Sindacale Italiana ( http://www.usi-ait.org/ ). Quella che segue è la comunicazione di Francesca e Francesco pubblicata sulla pagina fb. #noiduecimettiamolafaccia.

In attesa di risposte "istituzionali" che tardano ad arrivare prosegue, nel frattempo, la raccolta firme della petizione cartacea lanciata sin dal primo giorno (oggi 11 novembre ci è stata recapitata la scansione delle sottoscrizione effettuata a Napoli). Chi vuol far pervenire la sua solidarietà ai medici in lotta ed al quotidiano che, con coraggio, ha denunciato questo ennesimo inganno ai danni del cittadino, può richiedere i moduli prestampati oppure inviare e-mail agli indirizzi: Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. e/o alla redazione   on line dell’ USI-AIT Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

Appena possibile renderemo pubbliche le nostre valutazioni sociali e politiche.

 

USI-AIT Puglia

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#noiduecimettiamolafaccia: petizione on line

Chiunque voglia, puo’, aprendo il link sottostante, firmare la petizione di solidarieta’ nei nostri confronti e per quello che stiamo portando avanti in questi giorni. Grazie a tutti (Francesca Mangiatordi)

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Chi tocca uno tocca tutti!

Ovvero dopo la, doverosa, denuncia sociale si passa all’azione diretta

Solo una riflessione. Sono notizie che non si vorrebbero mai pubblicare, che non ti fanno dormire la notte e costano tempo, fatica immane e il coinvolgimento di persone per bene messe alla gogna dall’avidità di pochi. Avere le carte, conversazioni, le prove di quanto si scrive non ti rende meno inquieto. Poter documentare le tue denunce ti fa solo dormire sonni tranquilli perché sai, certo che lo sai, che l’animale ferito proverà a colpirti, a farti male. In quel momento sarai solo e dovrai essere disposto a pagare tutte le conseguenze. Devi essere disposto a mettere sotto schiaffo la tua famiglia. Dedico a loro il mio lavoro tutti i giorni. Senza il loro sostegno non avrei la forza e gli strumenti per scavare. La serenità sta nell’aver fatto fino in fondo ciò che dovevi, ciò per cui hai deciso di fare il giornalista e non altro nella vita. E poi la fierezza di lasciare l’eredità più grande a tuo figlio. Non i soldi, ma la schiena dritta per poter affrontare la vita con determinazione. Poi, chi vivrà vedrà. E anche se questo non è un paese in cui ognuno sta dove dovrebbe stare, ci sarà un Tribunale a Berlino. Chiudo con un pensiero a chi sta tentando di farci desistere in ogni modo: non è aria. Si va fino in fondo. (Antonio Loconte giornalista con la schiena dritta)

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La sanità non è un bancomat

Mobilitazione all’ospedale San Carlo contro la Riforma della sanità lombarda

 

Già in una comunicazione del Clio – Usis del San Carlo si denunciavano le gravi conseguenze della nuova riforma della sanità lombarda che “prevede un nuovo assetto istituzionale delle aziende ospedaliere e del Asl con accorpamenti e la ridefinizione di confini territoriali…” E si sottolineava “E’ di poche settimane la notizia che il CPS (Centro Psico Sociale) di Corsico, struttura territoriale appartenente al Dipartimento Salute Mentale (DSM) del San Carlo, è stata accorpata all’azienda ospedaliera di Rho-Garbagnate.

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