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N° 132

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Solidarietà Autogestita

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IL LIBRO LE FIGURE STORICHE DELL'UNIONE SINDACALE ITALIANA

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ALMANACCO DI "GUERRA DI CLASSE" 1912-2012

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Educazione
Verso la "soluzione finale"

Scuola, ci siamo: iniziano i licenziamenti.


Quello che si registra nel mondo della scuola, lo diciamo da tempo, non conosce limiti alla mortificazione delle professionalità di chi lavora nel comparto. Come regalo di Natale i docenti diplomati magistrali, sui quali gravava ancora la riserva relativa al titolo di accesso alle Gae (il diploma magistrale) hanno ricevuto la triste notizia: malgrado diverse sentenze in loro favore la recente plenaria (cioè la riunione del consiglio di Stato) ha deciso che il titolo del diploma non è abilitante, risultato: chi è entrato di ruolo dalle Gae dove era entrato per effetto del diploma magistrale, sarà licenziato! Ebbene sì, finalmente un governo che riesce a licenziare docenti di ruolo con la scusa di un pronunciamento che è contrario a quanto fino ad ora i tribunali, sempre italiani, avevano stabilito. Ci si contraddice pur di licenziare docenti di ruolo.

 

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La truffa del contributo "volontario" ...

... secondo USI-Lel.


A segnalarlo è Luca Albertosi di Usi Lel che fa notare come sia frequente nei servizi pubblici l’imposizione di pagamenti per servizi che dovrebbero essere gratuiti. L’esempio eclatante secondo Albertosi è quello del contributo scolastico definito obbligatorio che tuttavia di obbligatorio contiene solo il costo dell’assicurazione. “In questo fine novembre arriva un altro piccolo balzello per le famiglie – segnala Albertosi – che, in generale, sono sempre più impoverite: è il contributo di dodici euro da allegare alla domanda di maturità. E’obbligatorio? Sul modulo di domanda non è indicata la norma che rende il versamento obbligatorio.

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Scuola "pericolosa" ...


Dopo la denuncia di USI-AT Cesena la nota è stata riscontrata il 1° novembre 2017 sul Corriere di Romagna (pag 7) e sul Resto del Carlino (pag 11) nelle pagine di cronaca Forli e Forlimpopoli.


Sconcertante situazione di pericolo all’Istituto Alberghiero Pellegrino Artusi di Forlimpopoli.

Veniamo a conoscenza da nostra studentessa/militante, frequentante detto Istituto, che con circolare di Istituto (Comunicazione n°177, prot. 10199/04, del 27 ottobre 2017), tre classi dell’Istituto sono state trasferite in altre aule.

Il motivo di tale provvedimento, è stato verbalmente comunicato dal Dirigente agli alunni delle tre classi, quale misura dovuta a cedimento di un soffitto di un laboratorio che veniva reso inagibile come l’aula sovrastante. Questa azione della direzione dell’Istituto si prefigura come misura di sicurezza.

Il problema che intendiamo rimarcare è relativo alla singolarità della modalità di comunicazione attuata dall’Amministrazione scolastica unitamente alla non tempestiva, completa e corretta informazione a tutti gli studenti e alle famiglie, rispetto a una situazione “strutturale” di pericolo, visto che si tratta di struttura scolastica datata e bisognosa di urgenti opere di risanamento. Infatti, la circolare a cui facciamo riferimento, non fa alcun cenno delle motivazioni alla base di tale determinazione a parte un generico e non meglio specificato “motivi logistici”. Come se l’incolumità di centinaia di soggetti che, ogni giorno, gravitano all’interno dell’istituto (studentesse, studenti, personale docente e non docente) fosse una “questione privata” da risolvere nel chiuso della direzione.

E’ appena il caso di rimarcare che la legge istitutiva dell’Autonomia scolastica (legge n. 59/1997) in “combinato disposto” con il conferimento dello status dirigenziale agli ex presidi delle istituzioni scolastiche (art. 25 D. lgsl. 165/2001) conferisce a questi ultimi (o a un loro delegato esplicitamente indicato) il ruolo di “datore di lavoro” e, al contempo, responsabile della sicurezza. Sicurezza – vale la pena rimarcarlo – che oltre al personale docente e non docente – riguarda gli studenti, le studentesse e tutti gli altri soggetti che si trovino all’interno dell’istituzione scolastica.

Ad oggi la direzione dell’Istituto, sembra, non intenzionata ad informare dell’accaduto gli “utenti” né intende coinvolgere nella risoluzione del problema gli Organi collegiali (Consiglio di Istituto in primis).

Ultimo ma non meno importante: non siamo in grado di dire se il Dirigente Scolastico abbia dato formale comunicazione alla RSU ed al RLS come un “datore di lavoro” consapevole del suo ruolo e delle sue funzioni dovrebbe fare.


Riteniamo che questa situazione sia molto grave.

Un non ben definito e qualificato “cedimento di un soffitto”, in una struttura datata, a nostro avviso E’ SITUAZIONE DI PERICOLO a cui tutti i frequentatori (personale scolastico e studenti) e le famiglie degli studenti dovrebbero essere informati con solerte urgenza.

Questo – ad oggi – non è accaduto e l’Amministrazione si nasconde dietro “circolari” ambigue che sono esplicitate “a voce”.

Per i motivi su esposti CHIEDIAMO urgente e pubblica informativa sui fatti e sui motivi che hanno indotto la direzione scolastica a “nascondere” tale evento e ad assumere le determinazioni conseguenti.

UNIONE SINDACALE ITALIANA (USI-AIT) Sezione di Cesena

via Emilia Ponente 1123, 47522 Cesena (FC)

tel. 3313908114

 
Sciopero generale 27 Ottobre

Comparto scuola, istruzione e ricerca

 



Sciopero generale 27/10/2017- Comparto Istruzione e Ricerca

 

Circolare MIUR avente per oggetto:

Sciopero generale per l’intera giornata del 27 ottobre 2017 di tutti i settori pubblici e privati compreso il primo turno montante per i turnisti (prot. n. 32029 del 16-10-2017)

 

 

Per visualizzare il file in pdf clicca qui.

 
Trieste: Privatizzazione dei servizi educativi

Trieste: lavoratrici e lavoratori comunali in lotta

A Trieste, caso raro in Italia, le strutture educative comunali sono molte: oltre a diversi asili nido e scuole dell’infanzia (queste ultime soddisfano la quasi totalità della richiesta da parte delle famiglie), vi sono i ricreatori, che accolgono un’utenza fra i 6 e i 16 anni e fungono da dopo-scuola e spazi gioco. In tutte queste strutture operano circa 800 lavoratori, fra educatori e ausiliari, di cui più di 150 precari

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