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Ancona, picchetto antisfratti

Una bella giornata di lotta Martedì (10/12) ad Ancona. Picchetto Antisfratto stamani di buon ora organizzata da una rete di realtà che si sono organizzate sulla questione dell'emergenza abitativa (composta principalmente dal Centro Sociale Asilo Politico, dal Gruppo "Malatesta" e dall'USI-AIT, aderisce anche l'Unione Inquilini e altre individualità). Nonostante la volontà di sgombro subito espressa da polizia e carabinieri e il fatto che l'assessore per le case del comune, Urbinati, si sia rifiutato di intervenire e interpellato in diretta abbia dato l'indicazione dello sgombro immediato, i compagni del picchetto si sono compattati sulle scale e davanti al portone dell'abitazione impedendo lo sfratto e costringendo l'avvocato dell'ERAP a una trattativa conclusasi con il rinvio dello sfratto al 26 febbraio.

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Carrara manifestazione antifascista
È sempre l’ora di resistere, perché il fascismo non è scomparso all’indomani del 25 aprile 1945.
 
Anzi, proprio a partire da quella data ha preso l’avvio una costante strategia d’infiltrazione, evidentemente favorita dalle stesse strutture dipotere, che ha fatto sì che l’ideologia fascista potesse radicarsi nuovamente all’interno della società civile italiana. Se, come asseriva qualcuno, non esistono poteri buoni, non bisogna quindi meravigliarsi se la cosiddetta Repubblica Democratica italiana sorta dalla Resistenza abbia in realtà ben presto fatto proprie le principali idee e metodologie di coloro che asseriva e vantava di aver combattuto e vinto. E se è vero che la logica fascista di controllo, autoritarismo e persecuzione del dissenso si può ritrovare in svariati aspetti di ogni tipo di Stato e delle sue emanazioni (dalla militarizzazione dei territori, all’emarginazione del dissenso politico; dal capillare controllo poliziesco, alla creazione del consenso), c’è da dire che in Italia, favorita anche dalla idea guida della cosiddetta “pacificazione”, si è avuto addirittura un vero e proprio travaso di elementi fascisti all’interno dei “nuovi” apparati istituzionali democratici.
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Parma: blitz contro il lavoro domenicale nei supermercati

Nell’ambito della giornata Nazionale contro il lavoro Domenicale indetta dall’USB -scrivono l’Unione Sindacale Italiana e l’Unione Sindacale di Base- anche a Parma l”Unione Sindacale di  Base e l’Unione Sindacale Italiana hanno organizzato un’iniziativa di protesta in  appoggio ai lavoratori dei centri commerciali Panorama ed Eurosia distribuendo volantini e realizzando un comizio volante. L’iniziativa ha riscontrato adesione significativa da parte dei lavoratori e lavoratrici di fatto costretti  a lavorare la domenica, da una parte con un salario giornaliero quasi feriale (dal  60% all’80% in meno rispetto alla maggiorazione di prima) e dall’altra rinunciando a quella giornata di riposo necessaria ai momenti di socialità familiare e amicale. Il  decreto salva  Italia  del governo  Monti liberalizzando gli  orari delle  aperture dei centri commerciali anziché aumentare l’occupazione garantita ha incentivato le assunzioni precarie. Il Sindacalismo di base continuerà nelle iniziative di lotta e solidarietà con i lavoratori dei centri commerciali.

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Paolaccio Express 7

L'apertura ufficiale del nuovo pronto soccorso del San Paolo, con la presenza delle autorità regionali, provinciali e comunali prevista per il giorno 5/12, è stata annullata per timori di contestazioni.
Invece ci sarà una inagurazione rivolta a tutto il personale interno il giorno 6 dicembre alle 11.00.

Questo il Paolaccio Express (clicca sull'immagine per il pdf integrale)

paolaccioexpress7

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Appello alla solidarietà per la sezione USI dell'Ospedale San Carlo

Siamo preoccupati per la sentenza che ha colpito i nostri compagni della sezione sindacale del
Collettivo Lavoratori Ospedalieri (CLO – USI sanità) dell’ospedale San Carlo di Milano.


Sono anni che la nostra sezione sindacale denuncia la “mala-sanità” di cui si è resa responsabile la
dirigenza aziendale dell’ospedale in cui lavorano. Come risposta hanno ricevuto numerose denuncie
legali. Per sei volte i nostri compagni sono stati sottoposti a processi “penali”, ma ne sono usciti
sempre indenni perché hanno dimostrato la validità delle loro accuse.

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L'azienda imbottigliatrice S. Carlo DEVE chiudere?

La vergogna San Carlo

 imbottigliamento

Sei operai a casa, in cassa integrazione. Sei operai che da giugno non percepiscono l’indennità della cassa integrazione. Di questi sei solo tre vengono sporadicamente chiamati per fare un ridottissimo imbottigliamento. Un’azienda che annaspa vivendo alla giornata. Una amministrazione comunale che, per essere buoni, si disinteressa non solo dell’azienda di imbottigliamento, ma di tutto un territorio termale che potrebbe essere una eccellenza in Italia – in virtù delle caratteristiche della sua acqua. Questa è la realtà di San Carlo, il paese dell’acqua. Non quella descritta da articoli propagandistici della proprietà e della amministrazione che ogni tanto si leggono sulla stampa locale. Da tempo stiamo seguendo, come sindacato, l’infinita storia dell’azienda di imbottigliamento e quello che ci ha sempre sconcertato e schifato nello stesso tempo è il disinteresse – o forse un interesse diverso – che c’è attorno a questa realtà.

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