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N° 132

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USI antimilitarista

Lavoratori "appaltati"

 

 

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Volumi Centenario USI

IL LIBRO LE FIGURE STORICHE DELL'UNIONE SINDACALE ITALIANA

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ALMANACCO DI "GUERRA DI CLASSE" 1912-2012

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Perchél’Internazionale?
Perché è stata la testata storica del sindacalismo rivoluzionario e libertario, fondata da Alceste De Ambris nel 1907, diventata organo del Comitato della Resistenza, costituito dalle Camere del Lavoro e dalle Leghe di Mestiere che, in rottura con l’impostazione collaborazionista della CGdL, andranno nel 1912 a costituire l’Unione Sindacale Italiana. L’Internazionale sarà la voce dell’USI fino allo scoppio della prima guerra mondiale e le dolorose defezioni dal campo rivoluzionario di validi militanti abbagliati dall’equivoco interventista.Oggi, se riprendiamo quella testata, non lo facciamo con intenti apologetici o celebrativi, ma piuttosto per riattualizzare le concezioni e le pratiche del sindacalismo rivoluzionario e libertario delle origini, fondato sull’azione diretta, teso all’emancipazione sociale nel suo complesso, all’autosufficienza della sua progettualità economica solidarista e mutualista, autonomo e indipendente da ogni forza politica. Riattualizzare e rivitalizzare, come stiamo facendo con Usi Arti e Mestieri e la rete autogestionaria che stiamo promuovendo.
In questa prospettiva c’era la necessità di uno strumento di comunicazione e di informazione acuto ed intelligente; svincolato da logiche di subordinazione all’organizzazione politica che ci sono profondamente estranee; aperto quindi alle collaborazioni ed ai contributi di chiunque vorrà apportare elementi di analisi e di dibattito, notizie o anche semplicemente commenti agli articoli, tutti tasselli importanti nell’elaborazione di una progettualità di emancipazione sociale complessiva. L’Internazionale è questo strumento.
Questo sistema di potere e di oppressione sta tracollando, la loro crisi è la nostra grande opportunità per farla finita con le miserie a noi imposte e finalmente voltar pagina.

www.artiemestieri.info/giornale/

 
COOP SOCIALI... CONTRATTO SUBITO!
Già dal 31 dicembre 2009 è scaduto il contratto collettivo nazionale per le lavoratrici e i lavoratori delle cooperative sociali. Per lo scorso rinnovo abbiamo dovuto attendere 31 mesi quanto dovremmo attendere questa volta?
Mentre la casta al Governo tramite la “manovra d’estate” fa una dichiarazione di guerra alla società civile colpendo maggiormente le fasce sociali più deboli, anche CGIL-CISL-UIL da un lato e Legacoop-Confcooperative-AGCI dall’altro temporeggiano sulla nostra pelle di lavoratori di cooperative sociali (e su quella dei lavoratori impegnati nelle coop. B che in certa misura provengono da fasce svantaggiate e dei lavoratori inquadrati col poco tutelante CCNL delle coop sociali pur essendo impegnati in tutt'altro ambito).
Le conseguenze di questo ritardo si ripercuotono anche su coloro di cui ci occupiamo: bambini, anziani, disoccupati, minori con disagio, migranti, rifugiati politici, disabili fisici e psichici, minoranze etniche, ragazzi e ragazze con problematiche scolastiche o con l’uso di sostanze, detenuti: come possiamo sostenere adeguatamente queste persone quando la continua erosione del potere d’acquisto dei nostri stipendi – attualmente percepiamo di media circa 900 € al mese!!! – rende sempre più incerto ed insicuro il nostro stesso presente per non parlare del nostro futuro?
BASTA CON I RITARDI NEL RINNOVO DEI CONTRATTI!
Chiediamo immediatamente un contratto dignitoso con aumenti salariali lontani dalle cifre irrisorie che si sono sentite finora e legati all´inflazione reale così come chiediamo il riconoscimento di tutti gli arretrati.
Vogliamo l’equiparazione dei trattamenti economici e normativi con i contratti del pubblico impiego, la cessazione dell’uso della banca ore, del precariato, dello sfruttamento, del mancato riconoscimento dei titoli di studio, dei ricatti e dell’eccessiva flessibilità.
Chiediamo la fine della politica delle esternalizzazioni in ambito socio-assistenziale: mortificante e ricattatorio per i lavoratori, di dubbia efficacia, di dubbio risparmio e strumento di smantellamento dello stato sociale.

Facciamo un lavoro faticoso, impegnativo e di grande responsabilità ma ciò nonostante siamo invisibili.

A U T O R G A N I Z Z I A M O C I !

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ALLA GUERRA DICHIARATA DA STATO E CAPITALE OPPONIAMO LA NOSTRA LOTTA SOCIALE!!!
Come sempre, nella loro peggiore tradizione, hanno aspettato il periodo estivo per portare l’ennesimo attacco ai lavoratori, alle lavoratrici e ai ceti più disagiati. Questa trasversale “Banda Bassotti” che siede sulle “poltrone dorate” dei parlamenti, dei consigli d’amministrazione, delle banche nazionali ed internazionali, dei sindacati di Stato, per rispondere ai dettami delle logore e mortifere leggi economiche neoliberiste che hanno miseramente impoverito le classi subalterne di mezzo mondo, ha partorito tra luglio ed agosto la cosiddetta manovra economica. Non ci addentriamo nei particolari, ormai risaputi, degli effetti delle manovre che elenchiamo per sommi titoli: blocco salariale dei contratti fino al 2014 (e oltre) nel Pubblico Impiego, con aggiunta di dilazione per 2 anni della liquidazione e la possibilità di non ricevere la 13°mensilità; costringere le donne, anche nel settore privato, ad andare in pensione a 65 anni con progressione dal 2015 (in seguito tutti a 67); accordi aziendali peggiorativi rispetto al contratto nazionale e per scavalcare l’art. 18 che tutela dai licenziamenti; riduzione dei servizi sociali nei comuni con il taglio dei contributi dallo Stato, ticket di 10 euro per le prestazioni del servizio sanitario. Risulta evidente che per fare cassa su quanto da loro dilapidato in tutti questi decenni, hanno pensato bene di andare a rivoltare ulteriormente le sempre più povere tasche della classe lavoratrice. Dove non arrivano con il prelievo fiscale alla fonte dalle buste paga, ci arrivano tagliando la spesa sociale, i servizi alla persona, ecc. Nessuna menzione ad andare a prendere i soldi là dove ci sono, e tanti: DAI RICCHI!!! Questa manovra economica è un attacco frontale al mondo del lavoro salariato da attuarsi impoverendolo ulteriormente e privandolo sempre più di ogni diritto di rappresentanza, di esistenza come attivo soggetto collettivo sociale.
Senza nessun nesso plausibile con questioni puramente economiche di bilancio, si decreta la fine della contrattazione nazionale collettiva, abbattendo gli ultimi baluardi di difesa dei diritti rimasti. Si sancisce definitivamente il primato dell’impresa su quello del lavoro. Il diritto di sciopero è vanificato da continue leggi restrittive e si arriva persino a subordinare agli interessi economici d’impresa le festività laiche come “25 aprile e 1 maggio” per cancellare quello che rappresentano nella storia delle lotte della classe lavoratrice. La crisi globale è sempre più crisi di sistema prima ancora che economica e sociale. Il capitalismo e gli Stati al suo servizio sono incapaci di dare risposte alle necessità concrete del vivere sociale. Banalmente, ma è ancora drammaticamente urgente ribadirlo, il medico e la medicina non possono essere gli stessi che hanno causato la mortifera malattia! Capitale e Stati, per garantirsi la loro sopravvivenza, hanno dichiarato guerra alle loro classi subalterne. Nessuna mediazione attuata dalla casta privilegiata dei politicanti di mestiere può renderci giustizia. Troppo spesso, in questi ultimi decenni, rassegnati alla sola azione di resistenza si è continuato a recedere, passo dopo passo, a quanto con tanti sacrifici e lotte conquistato.
È ora di invertire la marcia, di tornare ad essere protagonisti del nostro presente e del nostro futuro come acerrimi nemici delle compatibilità economiche dettate da Stati e Capitale. Non diamo nessuna delega, non vogliamo nessuna rappresentanza politica in nessuno dei loro Palazzi di cui non sappiamo che farcene. Vogliamo riappropriarci del benessere sociale che noi stessi produciamo con il nostro lavoro! Vogliamo socializzare e
autogestire strumenti, mezzi e metodi di produzione e consumo. Solo così potremmo garantirci il futuro di cui abbiamo diritto!
NOI LA VOSTRA CRISI
NON LA VOGLIAMO PAGARE!!!
UNIONE SINDACALE ITALIANA – A.I.T. Sezione di Milano
 
CRISI, MANOVRA E SCIOPERO. GRANDE E’ IL DISORDINE SOTTO IL CIELO …

Della crisi si è già parlato molto: sia del suo venire da lontano, all’interno di un processo che – tra picchi di ripresa e profonde ricadute – data da circa metà anni ’70, così come del suo carattere globale e strutturale che gli epifenomeni speculativo-finanziari non riescono a mascherare. Altrettanto si è parlato negli ultimi tempi delle risposte che i paesi più deboli ed esposti tentano di mettere in atto. Tra questi ovviamente l’Italia e, nello specifico, la cosiddetta manovra d’emergenza o manovra-bis in quanto segue a stretto giro quella ordinaria di luglio.
Non sappiamo ancora come sarà articolata con precisione visto che continua la rissa tra “parti sociali”, partiti politici, lobby di interesse, centri di potere e sottopotere, ecc. su come distribuire i tagli e imposizioni; sappiamo però esattamente quale sarà l’importo della stangata aggiuntiva (43 mld per il biennio 2012-2013) e quale il peso congiunte delle due manovra per i prossimi anni (24 mld per il 2012; 50 mld per il 2013 e 55 mld per il 2014); sappiamo anche che sarà composta da un aumento delle entrate pubbliche e “risparmi” sulle spese dello Stato; sappiamo infine che non toccherà le rendite, i grandi  patrimoni, l’evasione fiscale, le prebende della borghesia di Stato, i privilegi della politica, i profitti; sappiamo invece con certezza che colpirà, come sempre, le condizioni dei lavoratori salariati, dei precari, dei disoccupati, degli immigrati, dei giovani, sia in termini salariali, che pensionistici, e di taglio di servizi. Non servono né scienza, né raffinate analisi economiche per capire che non ci sono rimedi risolutivi, ma solo misure tampone, da opporre ad una crisi strutturale ed irreversibile come quella che stiamo vivendo. Dopo questa crisi ne arriverà un’altra, dopo questa stangata ce ne saranno altre e si dovrà ogni volta tentare di opporsi e rispondere, a difesa di un insieme di conquiste passate e di diritti che sarà sempre più falcidiato. Ma è proprio sulla natura, la portata e l’articolazione di questa difesa – sempre più inefficace –che bisogna interrogarsi.

Nei giorni passati, con inusuale prontezza, sono stati indetti due scioperi generali per il 6 settembre, uno da parte della Cgil, l’altro da parte di settori del sindacalismo “conflittuale” capeggiati da Usb. Mentre il secondo non può stupire, appartenendo alla ritualità degli scioperi autunnali del sindacalismo di base, appare del tutto inconsueta l’immediatezza della mobilitazione cigiellina. La Cgil storicamente ci ha abituati a “ponderazione”, a esasperata mediazione e a centellinare gli scioperi. Secondo questi canoni lo sciopero del 6 settembre appare decisamente “avventurista”, a meno che non si adottino alcune chiavi di lettura che lo rendono comprensibile:

- la necessità di rientrare al tavolo della grande concertazione e la possibilità di farlo non dalla porta di servizio al seguito degli ormai imbarazzanti Angeletti e Bonanni, ma da quella principale, riproponendosi come la confederazione di gran lunga più importante e rappresentativa ed in grado di garantire un più efficace controllo sociale; - frenare le irrequietezze della Fiom o possibili perdite di consensi in settori particolarmente sotto attacco (come il precariato) o eventuali emorragie di iscritti nel pubblico impiego verso sindacati autonomi o di base; - un’apertura di credito nei confronti del Pd, per dare una spallata al languente governo Berlusconi e trarre, in un vicino futuro, i vantaggio di un esecutivo “amico”.

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CONSEGUENTEMENTE E COERENTEMENTE …
… la crisi profonda che sottostà all’emergenza finanziaria mondiale di cui tanto si parla, è l’ultimo amaro boccone della fase apertasi nel 2007 con l’esplosione della bolla speculativa degli hedge funds e il tracollo dei principali istituti creditizi americani e non solo.
Il salvataggio di questi è costato carissimo alle finanze federali degli USA, la cui economia stava solo ultimamente risollevandosi con fatica dal picco recessivo di quattro anni fa.
Il crescere del debito pubblico, sommato all’andamento non esaltante del PIL americano, ha determinato un deficit di bilancio inusuale per il paese con l’economia più forte del mondo, spingendolo sull’orlo del default (fallimento) e acutizzando il timore di un double dip: un altro picco recessivo in relativa continuità con il precedente.

… i riflessi sull’Europa e sull’area euro di quello che succede oltreoceano sono, al solito, diretti e immediati. Particolarmente i paesi più deboli (sotto vari aspetti) dell’eurozona ne scontano le conseguenze più disastrose.
Non da oggi, economisti e tecnici del settore indicano nei paesi PI(I)GS (insultante acronimo maialesco ad indicare Portogallo, Irlanda, Italia, Grecia e Spagna) quelli destinati a saltare.
Inutile dunque meravigliarsi oggi, come fa Tremonti, parlando di una accelerazione “imprevedibile” degli avvenimenti o gettare le colpe sulla speculazione internazionale. La speculazione sui titoli di Stato (siano greci, italiani o altro) non è una causa ma un effetto: gli avvoltoi attaccano i moribondi, non chi è in buona salute.

… la manovra d’emergenza varata dal nostro governo, e ancora passibile di revisione (45 mld spalmati sul prossimo biennio), su pressione degli “eurotutori” Merkel e Sarkozy affinché si raggiunga a breve un improbabile pareggio di bilancio, riversa i suoi costi – inevitabilmente – sulle condizioni di vita dei lavoratori.
Nulla di nuovo, cambiano solo le forme e l’ampiezza della stangata, non certo la sua sostanza. Infatti, a parte  qualche foglia di fico – come il cosiddetto contributo di solidarietà per il redditi medio-alti e alcuni irrilevanti tagli ai “costi della politica” – non c’è, al solito, nessuna traccia di “equità”.
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“La precarietà del lavoro è il cancro di questa società: sconfiggiamolo a partire dalla scuola dove lo Stato è Maestro nel non rispettare le proprie regole.”
DANNI SOCIALI DELLA RIFORMA MORATTI – GELMINI
Da 30 anni, l'alternarsi di governi sia di destra che di sinistra ha portato avanti una politica di tagli, tesa all' impoverimento dell' istruzione, all’espulsione e alla precarizzazione dei lavoratori. Col cambio di maggioranza seguito alle elezioni del 2001, la riforma Berlinguer (che già aveva sviluppato l’idea della scuola/azienda) è stata interamente abrogata dalla legge 53 del 2003, meglio nota come riforma Moratti, la quale a sua volta, è stata sospesa in alcune parti, e ritoccata in altre, a opera del successivo governo di centrosinistra (ministro Fioroni). Successivamente il governo piduista di Berluska il 29/10/2008 ha portato ad approvazione la legge 169/2008, la cosiddetta riforma Gelmini. In data 2/8/2001, i Ministri Moratti e Tremonti sostengono la tesi di Buttiglione-Casini (democristiani di centrodestra) di una manovra economica e finanziaria per favorire le posizioni della chiesa cattolica, sostenendo l'insegnamento della religione nelle scuole pubbliche e assicurando finanziamenti a quelle cattoliche. Ricordiamoci che nel periodo del fascismo la chiesa stava con mussolini (patti lateranesi)
Una scuola diseducativa.
I danni che ha prodotto la riforma Moratti (2001) e Gelmini (2008 -2012) sono: Il voto in condotta, il super affollamento nelle aule, l'alternanza scuola lavoro, dove gli studenti si ritrovano a lavorare senza sicurezza e senza paga, la riduzione delle ore di lezione, la scelta precoce dell'indirizzo scolastico degli alunni, la valutazione che mira a selezionare gli studenti e i docenti, una scuola che diventa azienda ( produce utili anche a scapito dei diritti dei lavoratori), tagli sul personale, riduzione delle classi, innalzamento del rapporto alunni-docenti. Con lo smantellamento che subisce la scuola pubblica sarà sempre meno l’opportunità di crescita, mentre si creeranno scuole e culture separate. La riforma va in senso opposto alle esigenze degli studenti che hanno bisogno di comunicare, socializzare e imparare il vero significato di crescere in un contesto che non li sminuisca, ma che li renda partecipe della sua stessa formazione culturale, dando le base per affrontare le tante problematiche della vita sociale. Una scuola dove manca il personale diventa inefficiente, penalizzando la crescita e formazione culturale degli studenti, mentre il personale che rimane tende ad essere autoritario. La scuola ancora oggi è autoritaria e con le riforme imposte dai vari ministri sarà ancora più difficile renderla umana.
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