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N° 132

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Solidarietà Autogestita

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USI antimilitarista

Lavoratori "appaltati"

 

 

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Volumi Centenario USI

IL LIBRO LE FIGURE STORICHE DELL'UNIONE SINDACALE ITALIANA

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ALMANACCO DI "GUERRA DI CLASSE" 1912-2012

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Decreto salva-ILVA: un secondo regalo ai Riva

Stiamo regalando per la seconda volta lo stabilimento siderurgico ai Riva. Come interpretare, diversamente, il decreto appena varato dal governo dei “larghi inciuci” che ha individuato in Enrico Bondi - amministratore delegato dimissionario dell’Ilva – l’uomo giusto a rivestire l’incarico di Commissario Straordinario dello stabilimento?

Solo pochi giorni fa il medesimo soggetto aveva depositato al tribunale del Riesame di Taranto la richiesta di revoca del sequestro di 8,1 miliardi di euro ordinato il 24 maggio scorso dal gip Patrizia Todisco su beni, conti e quote societarie di Riva Fire spa. Possibile – viene da chiedersi retoricamente – che in Italia solo quest’uomo – compromesso con l’attuale, fallimentare, gestione economica ed ambientale - sia in grado di svolgere un compito così delicato? Il nostro si conferma un Paese schizofrenico; a tratti, persino osceno. Un Paese sotto tutela. Incapace di decidere. Asservito, in modo vergognoso, alle consorterie economiche e alle lobby padronali dell’acciaio. Altro che riforme, modernità istituzionale, tutela del lavoro nel rispetto ambientale ecc. Pur di salvare i Riva si è fatto ricorso ad una mostruosità giuridica: il commissariamento a tempo. Una formula ibrida che certifica la squallida partigianeria delle nostre istituzioni: un decreto-legge studiato per garantire la continuità della produzione (non è un caso che sia citata per prima), il risanamento ambientale e la salvaguardia dell’occupazione sono semplici enunciazioni di principio. Ma è davvero così? E’ davvero credibile l’ipotesi – da sempre rilanciata dalla proprietà – che sia possibile risanare l’ambiente continuando a produrre?

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‭ ‬Accordo sulla Rappresentanza Sindacale:‭ ‬come una corda al collo

E‭’ ‬una vera e propria corda al collo quello dell’accordo siglato fra Cgil,‭ ‬Cisl,‭ ‬Uil e Confindustria sulla Rappresentanza Sindacale il‭ ‬31‭ ‬maggio‭ ‬2013,‭ ‬dove l’autorganizzazione e la conflittualità è stretta ad un cappio che impedisce muovesi contro‭ ‬le regole‭ ‬imposte.
‏ ‎L’aspetto principale dell’accordo è quello che per esercitare il diritto alla Rappresentanza Sindacale si deve sottoscrivere l’accordo stesso.

La conseguenza immediata è che i contratti collettivi nazionali di lavoro,‭ ‬e conseguentemente anche gli accordi di categoria ed aziendali,‭ ‬approvati dalle Organizzazioni Sindacali che rappresentano il‭ ‬50%‭ ‬+‭ ‬1‭ ‬saranno‭ “‬efficaci ed esigibili‭”‬,‭ ‬cioè vincolanti anche per tutti i soggetti sindacali sottoscrittori del Patto e che‭ “‬si impegnano a dare piena applicazione e a non promuovere iniziative di contrasto agli accordi definiti‭”‬.‭ ‬Quindi è vietato promuovere iniziative di lotta,‭ ‬quale lo sciopero,‭ ‬che contrastino contratti e accordi approvati con le modalità di cui sopra,‭ ‬altrimenti si incorre in sanzioni stabilite nei stessi contratti di categoria.

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USI in festa

 

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L'USI tra esilio e clandestinità (1923-1945)

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Verso la fine della rappresentanza sindacale extra confederale?

Cgil, Cisl, Uil stanno preparando le condizioni per neutralizzare ogni forma di sindacalismo conflittuale.

Di fronte alla grave crisi che incombe, le cui conseguenze ricadono soprattutto sulle spalle della classe lavoratrice con effetti devastanti, non trovano meglio da fare che ridurre, se non sotterrare, quello che ancora rimane della rappresentanza dei lavoratori e delle lavoratici che non vogliono piegarsi alle loro politiche di svendita anche degli ultimi diritti rimasti.

Dopo aver concordato al loro interno le linee guida delle “nuove rappresentanze sindacali” le Confederazioni si stanno accordando con la Confindustria per arrivare ad un accordo.

L’obbiettivo di questa intesa è quello di legare la “Rappresentanza Sindacale” all’accettazione degli accordi che verranno sottoscritti a maggioranza dai sindacati confederali e concertativi, rendendo impraticabile la possibilità di scioperare contro.

La Rappresentanza Sindacale diventa solo una finzione.

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ILVA, ritorno alle vecchie abitudini

Antonio Ruggiero nel suo ultimo intervento ha chiaramente espresso tutte le sue perplessità in merito al rallentamento “della spinta propulsiva” – di matrice autogestionaria – in corso in seno al Comitato di Cittadini e Lavoratori Liberi e pensanti. Spinta che si è interrotta a partire dal 15 dicembre 2012 data in cui – nella ben riuscita manifestazione regionale – si parlava ancora di: esproprio senza indennizzo, confisca internazionale dei beni del gruppo Riva, riqualificazione dei lavoratori, bonifiche del territorio e delle acque, passaggio a tecnologie produttive meno invasive (corex ecc), immediata riconversione industriale utilizzando (anzi ampliandola) la stessa “platea” di lavoratori impegnati, oggi, all’ILVA …

Oggi la situazione è drasticamente cambiata: a fronte di un massiccio utilizzo della cassa integrazione in deroga fa da contraltare l’utilizzo strumentale dei, cosiddetti, “contratti di solidarietà”, che costituiscono un’ulteriore elemento di divisione tra lavoratori per la gestione, a dir poco clientelare, con la quale questi contratti vengono erogati.
Si moltiplicano le denuncie di discriminazione tra lavoratori ai quali tali contratti si applicano con “maggior frequenza” rispetto ad altri mentre d’altro canto l’azienda, con l’avallo confederale, fa ricorso al lavoro straordinario in totale spregio della norma pattizia che vieta il ricorso allo straordinario in regime di “contratti di solidarietà”.

E’ in questo clima di evidente restaurazione confederalpadronale che si inserisce la vicenda dell’operaio Delli Ponti in cui l’azienda – scavalcando l’esplicita volontà dei tantissimi lavoratori Ilva che hanno firmato ai banchetti fatti dai sindacati di base per devolvere ore di lavoro o di ferie come contributo al loro compagno di lavoro Stefano Delli Ponti – ha sguinzagliato i suoi “fiduciari” Fim, Fiom e Uilm a rifare nuovamente questa petizione solidale, come se le firme pregresse messe spontaneamente e volontariamente e già consegnate all’azienda fossero “impresentabili” e avrebbero valore “cogente” solo quelle con il timbro ed il “placet” confederale.

Un’ulteriore dimostrazione di come il connubio sindacato/dirigenza aziendale sia assoluto ed inscindibile. Oppure – per dirla tutta – del ruolo preponderante che i sindacati “gialli” hanno nel soffocare ogni anelito autogestionario proveniente dal basso. Anche a costo di giocare, ancora una volta, con la salute e la vita di un lavoratore.

 
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