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N° 132

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Volumi Centenario USI

IL LIBRO LE FIGURE STORICHE DELL'UNIONE SINDACALE ITALIANA

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ALMANACCO DI "GUERRA DI CLASSE" 1912-2012

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La lezione dell’Islanda RIBELLARSI DI FRONTE AI MERCATI PER USCIRE DALLA CRISI
Idoia Intxaurbe e Mikel Noval
www.Rebelion.org

I governi dell’Unione Europea stanno applicando politiche di tagli al bilancio, riduzione delle protezioni sociali ed eliminazione dei diritti del lavoro. Tutto ciò, a quanto dicono, con l’intenzione di “tranquillizzare i mercati”. E´questa la ragione data da Zapatero, tra gli altri, per giustificare il taglio dei salari del personale al servizio dell’amministrazione, il congelamento delle pensioni quest’anno, la riforma del lavoro, la riforma delle pensioni, la riforma delle contrattazioni collettive, l’imposizione di una cifra di tetto per la spesa pubblica per l’anno che viene inferiore a quella di quest’anno. Questa stessa ragione è quella che ha diretto i tagli in Grecia, Portogallo, Irlanda, Regno Unito, Italia, ecc.

La conseguenza diretta di queste politiche è l’aumento della disoccupazione, l’impoverimento della popolazione e una ricomposizione dei benefici delle imprese. Nonostante questo però, i “mercati” non sono soddisfatti, non lo sono mai, non lo saranno mai.
Per ELA è evidente  che l’unica forma di uscire dalla crisi è di uscire dalla disciplina dei mercati. Vale a dire, imporre gli interessi della popolazione al di sopra di quelli del capitale. Finché non si faccia questo, le cose andranno di male in peggio, al meno per l’immensa maggioranza che presuppone la classe operaia.
C’è chi considera che questo è un’utopia. Tuttavia quello che è avvenuto in Islanda mostra che esiste un’uscita diversa dalla crisi.
Poco prima che la crisi colpisse l’Islanda, era un esempio da copiare. Un’isola con 320 000 abitanti, con un alto livello di vita, buone infrastrutture, un’energia pulita, con u  eccezionale stato del benessere, scarsa disoccupazione e poco debito. Era una delle economie di punta d’Europa, la sesta nazione più ricca della OCSE.
In poco meno di dieci anni le politiche neo-liberali hanno affondato questo paese modello. Nell’anno 2000 il governo islandese avviò una politica di deregulation che avrebbe comportato più tardi conseguenze disastrose sia al livello ambientale che a quello sociale. Il governo aprì le porte a imprese multinazionali che si preoccupano solamente della massimizzazione dei loro benefici a costo del degrado ambientale e sociale. Nel 2003 decise inoltre di privatizzare le tre banche più rappresentative dell’isola: Islandsbanki, Kaupbing e Glitnir. Il risultato dell’esperimento fu la più pura deregulation bancaria che sarebbe sfociata nel 2008 in una crisi economica e sociale che superò l’immaginazione. Le finanze controllarono la vita quotidiana dell’Islanda rovinando il paese.
La deregulation bancaria
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Lunedì 1 agosto 2011 Giornata in ricordo di Filippo Filippetti anarchico livornese, antifascista, ucciso dai fascisti

Filippo Fillipetti, giovane anarchico, viene ucciso il 2 agosto 1922 dai fascisti mentre si oppone, assieme ad altri antifascisti, ad una spedizione punitiva contro Livorno.
Il 2 Agosto 1922 un gruppo di giovani antifascisti, tra i quali alcuni anarchici, ingaggia uno scontro armato nei pressi di Pontarcione con i camion dei fascisti di ritorno dall’aver assassinato i fratelli
Gigli la sera prima. Muore nella sparatoria Filippo Filippetti, membro degli Arditi del Popolo, sindacalista dell’USI per il settore edile.
Dopo un crescendo di aggressioni compiute dai fascisti nei confronti delle organizzazioni del movimento operaio, sedi sindacali, politiche e culturali, e singoli militanti, con decine di morti fra gli antifascisti, i sindacati indicono uno sciopero generale ad oltranza per fermare le violenze.
I fascisti, finanziati da agrari ed industriali, armati dai Carabinieri e dall’Esercito, protetti dalla monarchia e dai circoli militari e clericali, aggrediscono le roccaforti operaie, ma sono dovunque
respinti.
Livorno è uno dei centri dello scontro; militanti anarchici socialisti e comunisti cadono sotto il piombo fascista, ma nei quartieri proletari si resiste all’invasione.
Solo quando la CGL e il PSI, sperando in un ennesimo compromesso, si ritireranno dalla lotta il Governo potè aprire la strada ai fascisti mandando Esercito e Carabinieri a disarmare gli oppositori,
sostituendo gli amministratori di sinistra con commissari prefettizi.
In uno di questi scontri cadde Filippo Filippetti.
Gli anarchici invitano tutti gli antifascisti a partecipare alla commemorazione.
Federazione Anarchica Livornese – F.A.I.
Collettivo Anarchico Libertario
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http://collettivoanarchico.noblogs.org
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Parma . Proteste, "sfondata" porta del Comune Cariche della polizia, poi la fuga del sindaco

Oltre 500 manifestanti per chiedere le dimissioni della giunta Vignali. La gente protesta in piazza. Episodio particolare all'uscita secondaria del municipio, poi le cariche delle forze dell'ordine e il sindaco che in serta si allontana in auto. Poi le dimissioni del direttore generale LE IMMAGINI
di M.Severo, G.Talignani, R.Castagno

Giornata ad alta tensione a Parma, quella di ieri. Dopo lo scandalo corruzione che ha travolto il Comune ieri i manifestanti hanno invaso piazza Garibaldi davanti al Municipio e hanno chiesto a gran voce le dimissioni del sindaco. Circa 500 persone si sono radunate sotto i portici del grano controllate da un nutrito spiegamento di forze dell'ordine, compreso un contingente di carabinieri in tenuta antisommossa arrivati da Bologna. Slogan, fischi, cartelloni: tutti contro gli amministratori.  VIDEO: "DIMISSIONI". Poi una serie di cariche fra polizia e manifestanti che hanno "sfondato" una porta laterale del Comune. La situazione è tornata alla normalità soltanto dopo 4 ore quando, intorno alle 21, il sindaco ha raggiunto l'auto guidata da un'amica sfruttando un passaggio laterale e si è dato alla fuga. Poco prima di lasciare il Municipio però, Pietro Vignali ha firmato le dimissioni del direttore generale del Comune Carlo Frateschi. Una mossa politica, per accontentare Pdl e Udc, ma che per la minoranza ancora non basta: "Deve dimettersi il primo cittadino".

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Federazione Regionale Intercategoriale Toscana
Comunicato
Il 28 giugno Confindustria e le segreterie di CGIL, CISL e UIL hanno siglato l’accordo interconfederale
sulla rappresentanza e sulla validità dei contratti aziendali. L’accordo verrà sottoposto in breve agli
organi direttivi per l’approvazione definitiva con esclusione, ovviamente dei lavoratori. A seguito di
tale accordo la sezione Toscana dell’USI –AIT dopo aver valutato tutti i contenuti del testo comunica
quanto segue;
Crediamo sia indispensabile ed utile far pervenire insieme a tutte le altre realtà sindacali di base
questo comunicato per far luce sui reali contenuti di questo accordo, principalmente perché dalle
dichiarazioni dei protagonisti di tale scempio tutto si comprende meno quale sia la reale sostanza
dell’accordo. Costoro parlano addirittura di salvaguardia della democrazia sindacale.
Tale accordo rappresenta uno degli atti più vergognosi nella storia delle relazioni sindacali di
questo paese. Esso modificherà drasticamente la storia e la futura pratica delle relazioni sindacali,
smantellando decenni di lotte e di conquiste sindacali.
Se da un lato quel presunto residuo di democrazia sindacale era ridotto drasticamente ad uno stato di
inesistenza, con questo accordo si rompe definitivamente ogni sorta di spazio ed agibilità a tutta
l’opposizione sindacale sui luoghi di lavoro. Si elimina definitivamente tutta la parte sindacale di base
e conflittuale non concertativa e limita ulteriormente il diritto di sciopero ( punto 6 )
Quello che deduciamo ovviamente è che ci troviamo di fronte alla definitiva conclusione della
speranza di avere in questo paese una qualche pur minima forma di pluralismo sindacale.
Siamo di fronte ad un accordo i cui contenuti non esitiamo a definire perversi. Contenuti che
instaurano una vera e propria dittatura di Cgil, Cisl e Uil attraverso un tentativo di eliminare del tutto il
pluralismo sindacale e le possibilità di rivolta di fronte ad una crisi economica che ancora non ha
mostrato la sua devastante natura.
Al primo punto infatti si affronta il tema della rappresentatività sindacale nazionale per determinare la
quale si stabilisce una soglia pari al 5% tra il dato associativo, riferito al numero di iscritti di ciascuna
organizzazione e il dato elettivo, ossia i voti ricevuti nelle elezioni delle RSU. Non bisogna quindi
avere il 5% dei voti e il 5% degli iscritti calcolato sui lavoratori complessivamente sindacalizzati come
funziona oggi nel pubblico impiego, ma il 5% si calcola sul totale dei lavoratori della categoria!!
Crediamo sia chiaro a tutti che nessuna organizzazione sindacale che non siano quelle firmatarie di
questo accordo potranno mai raggiungere, in mancanza di quote sindacali e in mancanza di spazi
democratici un tale livello di presenza.
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L’Unione Sindacale Italiana Arti e Mestieri –AIT

L’Unione Sindacale Italiana Arti e Mestieri –AIT:

condanna con fermezza l’ignobile farsa mediatica che amplifica l’ignobile farsa della politica che vestendo i
ruoli istituzionali tenta di far passare, con efferata violenza, il saccheggio del territorio, la truffa
organizzata, l’attacco feroce alla salute dei cittadini e dell’ambiente, la rapina dei Beni Comuni e la
distruzione del Pianeta come opera di pubblica utilità, indifferibile ed urgente;
esprime la massima solidarietà a tutti coloro che combattono in difesa dei beni comuni dei territori e del
nostro futuro;
esprime la massima solidarietà a tutti quelli che combattono eroicamente per la difesa della Val di Susa
occupata militarmente per piegarla, nello spirito e con efferata violenza, alla rapacità di un potere sempre
più fascista e simbolo di morte.
Ricordando che nella Storia chi ha combattuto e si è sacrificato per la difesa della sua terra, per la libertà e
la giustizia è stato dal potere ricoperto d’infamia, lo sono stati i contadini del Mezzogiorno detti briganti e
lo sono stati i Partigiani chiamati banditi quindi:
denunciamo con forza chiunque, da infame a servizio del potere, tenta di dividerci e auspichiamo che le
battaglie in difesa del territorio, del Pianeta e per un futuro migliore si estendano in un fronte unico che
vada a scardinare le ultime stampelle di un sistema di speculazione e profitto da sempre marcio.
Avanti Compagni dall’Animo forte!
Gino Ancona (seg. gen.)

 
Milano 1 luglio: corteo S.Salvatore

L'ospedale san raffaele di milano è in crisi finanziaria, un miliardo di debiti, dovuti ad investimenti folli invece di pagare i fornitori, ne abbiamo notizia da fine marzo, la situazione si sta evolvendo velocemente negli ultimi giorni.
Oggi (1 luglio) a conclusione di una settimana con diversi presidi,  c‚è stato un corteo di oltre 400 lavoratori, poche ore fa è stato reso noto un comunicato stampa a seguito del consiglio di amministrazione odierno, nella quale si annuncia che lo IOR (a maggior gloria di dio) avrebbe salvato l'ospedale.
Allego alcune foto della manifestazione odierna, altre ce n‚erano state la scorsa settimana, e il comunicato stampa della RSU, sempre di oggi.

Angelo
 
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